Targhe toponomastiche: chi le autorizza e con quali criteri
Postato su: set 22, 2026
Autore: Luigi Cipri
Devi realizzare targhe toponomastiche per un Comune o per un'area privata?
Quasi nessuno si chiede chi abbia deciso il nome della via in cui abita. Sembra una cosa che c'è sempre stata. Eppure dietro ogni targa toponomastica c'è una procedura precisa, che coinvolge il Comune, la Prefettura e in alcuni casi la Soprintendenza, e un insieme di regole che risalgono agli anni Venti del Novecento e sono ancora pienamente in vigore.
Poi c'è la targa vera e propria, l'oggetto appeso all'angolo del palazzo. Anche lì la legge dice poco, ma dice qualcosa, e il resto lo stabilisce ogni Comune con il proprio regolamento. Questa guida mette ordine: chi decide il nome di una strada e con quali criteri, chi assegna i numeri civici, come deve essere fatta una targa e cosa cambia per le strade private, che sono la fonte di dubbi più frequente.
In breve: chi fa cosa
Il nome di una strada pubblica lo sceglie il Comune, con una delibera di Giunta. Per le strade nuove serve l'autorizzazione del Prefetto, che prima acquisisce il parere della Deputazione di storia patria. Per cambiare il nome di una strada già esistente entra in gioco anche la Soprintendenza. Una via non può essere intitolata a una persona scomparsa da meno di dieci anni, salvo deroga. La targa deve essere di materiale resistente, mentre formato, colori e posizione li fissa il regolamento del singolo Comune.
Una premessa. Le regole di base sono nazionali, ma i dettagli operativi, dalla commissione che propone i nomi alle misure delle targhe, cambiano da un Comune all'altro. Quello che trovi qui è il quadro generale. Per un caso concreto il riferimento resta l'ufficio toponomastica o anagrafe del tuo Comune, insieme al regolamento comunale di toponomastica e numerazione civica.
i Indice dei Contenuti
Chi decide il nome di una strada
La toponomastica è uno di quei casi in cui più enti hanno un pezzo di competenza, e capire chi fa cosa evita parecchi equivoci. Il punto fermo è uno: la titolarità è del Comune. Lo ha ribadito una circolare del Ministero dell'Interno del giugno 2023, richiamando la legge anagrafica del 1954, che affida proprio ai Comuni l'indicazione dell'onomastica stradale. Gli altri enti intervengono per autorizzare, esprimere pareri o custodire i dati.
| Chi | Cosa fa | Riferimento |
|---|---|---|
| Comune | Propone e delibera la denominazione, installa le targhe, assegna i numeri civici e tiene aggiornato lo stradario | Legge 1228/1954, DPR 223/1989 |
| Prefettura | Autorizza i nomi delle nuove strade e piazze pubbliche e concede, su delega ministeriale, le deroghe alla regola dei dieci anni | Legge 1188/1927 |
| Deputazione di storia patria | Esprime un parere prima dell'autorizzazione. Dove manca, se ne occupa la società storica locale o regionale | Legge 1188/1927 |
| Soprintendenza | Interviene quando si cambia il nome di una strada esistente e viene consultata per monumenti e lapidi in luogo pubblico | RDL 1158/1923, Legge 1188/1927 |
| ISTAT e Agenzia delle Entrate | Gestiscono l'archivio nazionale di strade e numeri civici (ANNCSU), che ogni Comune deve tenere aggiornato | DL 179/2012 |
Come funziona la procedura, passo dopo passo. Nei dettagli ogni Comune ha le sue abitudini, ma il percorso di una nuova intitolazione segue quasi sempre questa sequenza.
- La proposta. Nasce di solito dall'ufficio toponomastica o da una commissione consultiva comunale, a volte su sollecitazione di cittadini, associazioni o scuole.
- La delibera di Giunta. Individua l'area di circolazione, con la planimetria, e la denominazione scelta. Quando la dedica riguarda una persona poco nota al grande pubblico, o serve una deroga, si allega un profilo biografico.
- Il parere storico. La Prefettura acquisisce il parere della Deputazione di storia patria. Secondo la circolare del 2023 è un parere «obbligatorio, ma non vincolante».
- L'autorizzazione del Prefetto. Un eventuale diniego non può basarsi soltanto sul parere contrario degli organi storici: deve fondarsi su motivi di ordine e sicurezza pubblica o su problemi anagrafici, come una denominazione che creerebbe un doppione.
- L'attuazione. Il Comune aggiorna lo stradario, comunica la variazione all'anagrafe e all'archivio nazionale ANNCSU e, per ultimo, installa le targhe.
L'ultimo passaggio è quello che si vede, ma arriva alla fine di un percorso che può richiedere mesi. Per chi deve fornire le targhe è un dettaglio utile: la denominazione da riportare è quella esatta della delibera, parola per parola.
I criteri per scegliere o cambiare una denominazione
La legge nazionale fissa pochi paletti, ma molto chiari. Il resto lo aggiungono i regolamenti comunali, spesso con indicazioni di buon senso che vale la pena conoscere anche solo per capire perché certe strade si chiamano come si chiamano.
La regola dei dieci anni
È il criterio più noto e anche il più antico. La legge del 1927 stabilisce che «nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni». La stessa regola vale per monumenti, lapidi e altri ricordi permanenti in luogo pubblico, con l'eccezione di cimiteri e chiese.
Le eccezioni previste sono due. La regola non si applica ai caduti in guerra o per la causa nazionale. E in casi eccezionali può essere concessa una deroga per persone che abbiano particolari meriti verso la nazione: la legge affida questo potere al Ministro dell'Interno, che con un decreto del 1992 lo ha delegato ai Prefetti.
Un nome per ogni strada, senza doppioni
Il regolamento anagrafico chiede che ogni area di circolazione abbia «una propria distinta denominazione» e vieta di dare lo stesso nome ad aree dello stesso tipo nel territorio comunale. Tradotto: Via Garibaldi e Piazza Garibaldi possono convivere, due Via Garibaldi no. È una regola pensata per l'anagrafe, i soccorsi e la posta, prima ancora che per l'orientamento.
Molti regolamenti comunali sono ancora più prudenti e sconsigliano di usare lo stesso nome anche per tipi diversi, come una via e un vicolo. Alcuni chiedono inoltre una certa omogeneità per zona: sono i quartieri in cui tutte le strade portano nomi di fiori, di musicisti o di città, una scelta che aiuta chi cerca un indirizzo a capire subito in che parte del paese si trova.
Cambiare un nome esistente: la strada più stretta
Rinominare una via già esistente è molto più delicato che battezzarne una nuova, e la legge lo tratta di conseguenza. Una norma del 1923, ancora in vigore, richiede che i Comuni ottengano l'approvazione delle autorità di tutela dei beni culturali, attraverso le Soprintendenze, prima di cambiare il nome delle vecchie strade e piazze. Il motivo è semplice: un nome storico è a sua volta un pezzo di patrimonio, spesso l'unica traccia di ciò che in quel luogo c'era un tempo.
Non a caso molti regolamenti comunali considerano il cambio di denominazione una misura da evitare, salvo eccezioni motivate. Quando avviene, il regolamento anagrafico prevede che venga indicata anche la denominazione precedente: è il motivo per cui su molte targhe, sotto il nome nuovo, compare la dicitura «già» seguita dal vecchio nome.
Numeri civici: chi li assegna e cosa tocca al proprietario
Il numero civico lo assegna il Comune, seguendo le norme stabilite dall'ISTAT. Il regolamento anagrafico chiede che porte e accessi dalla strada ai fabbricati siano provvisti di numeri indicati su targhe di materiale resistente, e l'obbligo si estende anche all'interno degli edifici, per gli accessi alle abitazioni e agli ambienti destinati ad attività professionali e commerciali. È la ragione per cui anche lo studio al secondo piano ha il suo numero di interno, che trova posto sulle targhette fuori porta o accanto al campanello.
Al proprietario tocca la parte iniziale. A costruzione ultimata deve chiedere al Comune l'attribuzione del numero civico, insieme alla pratica di agibilità. Per la numerazione interna provvede seguendo i criteri indicati dal Comune, che altrimenti può intervenire addebitandogli la spesa.
Chi paga la targhetta del numero civico dipende dal regolamento locale. Per fare un esempio, il regolamento di toponomastica del Comune di Ancona prevede che fornitura e posa siano a carico del proprietario, con una targhetta rettangolare di 12 per 10 centimetri e scritta scura su fondo bianco. Altri Comuni forniscono direttamente la targhetta e ne addebitano il costo. Prima di muoverti, vale la pena chiedere all'ufficio anagrafe o toponomastica come funziona nel tuo.
Lo sapevi? Le città che danno i numeri a modo loro
A Genova e Firenze esiste da sempre una doppia numerazione: i numeri neri o blu indicano di regola gli ingressi principali degli edifici, quelli rossi gli ingressi secondari su strada e gli esercizi commerciali. Firenze ha deciso di superare progressivamente i numeri rossi, anche perché mettono in difficoltà i sistemi di navigazione. A Venezia invece la numerazione non segue la strada ma il sestiere: ogni ingresso ha un numero unico all'interno del proprio sestiere, ed è per questo che lì un indirizzo senza indicazioni aggiuntive può diventare una piccola caccia al tesoro.
Come deve essere fatta una targa toponomastica
Sulla targa in sé la normativa nazionale chiede una cosa sola: che sia di materiale resistente, sia per il nome della strada sia per il numero civico. Tutto il resto, cioè materiale, dimensioni, colori, carattere, posizione e numero di targhe per ogni via, lo stabilisce il regolamento del singolo Comune.
Per dare un'idea di quanto possano essere precise queste regole, torniamo all'esempio di Ancona. Il regolamento prevede targhe a muro di 40 per 30 centimetri oppure targhe a bandiera su palina di 80 per 20, collocate all'inizio della strada sul lato sinistro, ad almeno due metri da terra, con una copia a ogni incrocio. Altri Comuni hanno misure, colori e regole di posa diverse, ed è proprio per questo che la prima cosa da procurarsi, prima di ordinare, è il regolamento.
Oltre alle regole scritte, ci sono criteri pratici che fanno la differenza tra una targa che funziona per vent'anni e una che va sostituita dopo cinque.
Leggibilità da chi passa, non da chi guarda da vicino
Una targa stradale viene letta da un'auto in movimento, da un pedone che cerca un indirizzo, spesso di sera. Contano il contrasto netto tra testo e fondo, un carattere lineare e ben spaziato, un corpo proporzionato alla distanza. I caratteri condensati usati per far stare nomi lunghi nello spazio disponibile sono la scorciatoia che si paga di più: se il nome è lungo, il problema va risolto con il formato o con un'abbreviazione prevista dal regolamento, non stringendo le lettere.
Durata e uniformità nel tempo
Sole, pioggia, smog e sbalzi termici mettono alla prova qualsiasi supporto, e una targa toponomastica sbiadita è un piccolo segnale di incuria che si nota in tutta la via. Per questo la scelta del materiale va fatta pensando all'esposizione reale, come spiegano le guide su quale materiale resiste meglio all'esterno e su resistenza e durata delle targhe.
C'è poi un aspetto che gli uffici tecnici conoscono bene: l'uniformità. Una targa sostituita dopo un atto vandalico dovrebbe essere identica alle altre della città, per formato, colori e carattere. Conservare il file e le specifiche, e ordinare qualche copia di scorta, evita la via con tre targhe tutte diverse.
Il contesto: centri storici, edifici tutelati, zone bilingui
Nei centri storici la targa fa parte del paesaggio urbano. In molte città si trovano ancora targhe in pietra o in marmo incise, e a Venezia i nomi delle calli sono dipinti direttamente sull'intonaco, i celebri nizioleti. Quando la targa va installata su un edificio tutelato o in un contesto vincolato, possono servire valutazioni aggiuntive, e conviene coinvolgere l'ufficio comunale prima di scegliere materiale e fissaggio.
Nelle zone ufficialmente bilingui, come l'Alto Adige, le denominazioni compaiono in entrambe le lingue, con effetti evidenti su formato e impaginazione. Anche il tipo di posa cambia le cose: a muro, su palina o su una recinzione, come spiega la guida su come fissare una targa su cancello o ringhiera.
Strade private, complessi residenziali e targhe decorative
È la parte che genera più domande, e la risposta dipende da una distinzione sola: la strada è aperta al pubblico oppure no?
Se la strada privata è aperta al pubblico transito, per la legge è comunque un'area di circolazione, perché il regolamento anagrafico definisce così ogni spazio del suolo pubblico o aperto al pubblico destinato alla viabilità. In questo caso il nome lo attribuisce il Comune, con la stessa logica delle vie pubbliche: il privato non può sceglierlo da solo né installare una targa con un nome che non esiste nello stradario.
Se la strada privata è chiusa al pubblico, come in un complesso residenziale con cancello o in un'area aziendale, le linee guida dell'archivio nazionale ANNCSU sono chiare: il nome non viene assegnato. Gli accessi che portano agli immobili ricevono invece un numero civico nel punto in cui la strada privata si immette su quella pubblica, e per distinguere i vari ingressi si usa la numerazione interna. In pratica, per posta, corrieri e soccorsi l'indirizzo resta quello della via pubblica, con numero civico e interno.
I nomi interni: orientamento, non indirizzo
Nessuna norma vieta di dare un nome ai viali interni di un residence, di un villaggio turistico, di un campus o di una zona produttiva. Anzi, in aree grandi è un aiuto concreto per ospiti, fornitori e mezzi di consegna. Basta ricordare che quei nomi non diventano indirizzi ufficiali: sono segnaletica di orientamento, e funzionano meglio se progettati insieme al resto della segnaletica aziendale, magari con un totem segnaletico all'ingresso che riassume la mappa dell'area.
Le targhe decorative con il nome della via
La targa con la scritta «Via» seguita dal cognome di famiglia, appesa in giardino o in taverna, è un regalo classico ed è perfettamente legittima dentro una proprietà privata. L'unica attenzione è di buon senso: non va installata su una strada pubblica né in un punto in cui possa essere scambiata per una targa ufficiale, perché lì creerebbe confusione proprio a chi cerca un indirizzo vero.
Se invece la targa va sulla facciata di un condominio, entrano in gioco anche le regole dello stabile, riassunte nelle linee guida per installare una targa in condominio.
Cosa verificare prima di ordinare le targhe
Che tu sia un ufficio tecnico comunale, un amministratore di condominio o il gestore di un'area privata, questi controlli evitano la quasi totalità degli errori che si scoprono a targhe già installate.
Checklist prima dell'ordine
- La denominazione è copiata dalla delibera parola per parola, con titoli, accenti e maiuscole corretti.
- Il tipo di area (via, piazza, vicolo, largo) è scritto per esteso o abbreviato come prevede il regolamento.
- In caso di cambio di nome, è chiaro se e come riportare la denominazione precedente.
- Formato, colori, carattere e materiale corrispondono al regolamento comunale o al capitolato.
- Il numero di targhe copre inizio strada e incroci, più qualche copia di scorta per le sostituzioni.
- Il tipo di posa è definito: a muro, su palina o su recinzione, con i relativi fissaggi.
- Sono stati verificati eventuali vincoli: centro storico, edifici tutelati, zone bilingui.
- Per le aree private, il nome interno non coincide con quello di una via pubblica vicina.
Se vuoi arrivare alla richiesta di preventivo con tutte le informazioni al loro posto, trovi l'elenco completo in quali informazioni servono per un preventivo targa senza errori.
Hai bisogno di una targa toponomastica realizzata sulle specifiche del tuo Comune?
Targhe Professionali. Precisione, stile e materiali esclusivi.
Domande Frequenti
Chi decide il nome di una via?
+Il Comune, con una delibera di Giunta, di solito su proposta dell'ufficio toponomastica o di una commissione consultiva. Per le strade e le piazze pubbliche nuove serve poi l'autorizzazione del Prefetto, che prima acquisisce il parere della Deputazione di storia patria o della società storica locale. Il parere è obbligatorio ma non vincolante. Se invece si vuole cambiare il nome di una strada esistente, la procedura coinvolge anche la Soprintendenza.
Si può intitolare una strada a una persona scomparsa da poco?
+Di regola no: la legge del 1927 vieta di intitolare strade e piazze pubbliche a persone decedute da meno di dieci anni. La regola non si applica ai caduti in guerra o per la causa nazionale, e in casi eccezionali può essere concessa una deroga per persone che abbiano particolari meriti verso la nazione. Il potere di deroga spetta al Ministro dell'Interno, che dal 1992 lo ha delegato ai Prefetti. La richiesta va motivata con un profilo che documenti i meriti della persona.
Chi assegna il numero civico e chi paga la targhetta?
+Il numero lo assegna il Comune seguendo le norme ISTAT, ma è il proprietario a doverlo chiedere a costruzione ultimata, insieme alla pratica di agibilità. Chi paga la targhetta dipende dal regolamento locale: in molti Comuni fornitura e posa sono a carico del proprietario, in altri il Comune fornisce la targhetta e ne addebita il costo. La legge nazionale chiede soltanto che sia di materiale resistente, mentre formato e colori li stabilisce il regolamento comunale.
Si può dare un nome a una strada privata?
+Dipende da se è aperta al pubblico. Una strada privata aperta al pubblico transito è un'area di circolazione e il nome lo attribuisce il Comune, non il proprietario. Se invece è chiusa al pubblico, come in un complesso con cancello, secondo le linee guida ANNCSU non riceve una denominazione ufficiale: gli immobili prendono il numero civico nel punto in cui la strada privata si immette su quella pubblica, con la numerazione interna. I nomi dei viali interni si possono comunque usare come segnaletica di orientamento, ma non valgono come indirizzo.
Quali caratteristiche deve avere una targa toponomastica?
+La normativa nazionale chiede che sia di materiale resistente. Materiale, dimensioni, colori, carattere e posizione li fissa il regolamento del singolo Comune: il regolamento di Ancona, per esempio, prevede targhe a muro di 40 per 30 centimetri o a bandiera di 80 per 20, poste all'inizio della strada ad almeno due metri da terra e ripetute a ogni incrocio. Nella pratica contano anche leggibilità a distanza, resistenza agli agenti atmosferici e uniformità con le altre targhe della città.